domenica 3 novembre 2019

"Collaborazione o discordia? Questo è il dilemma."


Collaborazione o discordia? Questo è il dilemma. Ad osservare lo scenario politico e le dinamiche quotidiane tra le persone comuni, Amleto farebbe la sua scelta senza alcun dubbio: discordia!
Partendo dalle dinamiche politiche si comprende che il comportamento frequente del politico (sto generalizzando per semplificare il ragionamento) è quella di strutturare i propri discorsi agendo sulle passioni piuttosto che su un piano più concreto. Toccare il tasto delle passioni rimane la strada più facile: non occorrono tesi d’argomentare, non è necessario stimolare l’immaginazione e il ragionamento; si dà semplicemente libero flusso alle parole e ai pensieri senza alcun filtro, senza dare spazio alla riflessione e senza alcuna cernita delle parole che stimolino più il ragionamento piuttosto che i nostri istinti.

Molti politici non hanno cura delle parole che utilizzano, e non hanno cura di pensare che le parole usate possono arrivare alle orecchie e nell’animo di un bambino, il quale non cerca altro che dei riferimenti esterni (virtuosi sarebbe meglio) per cercare la propria identità.
Il politico predilige più la discordia che la collaborazione. Così facendo, e i cittadini che osservano e che votano non comprendono a volte, è naturale che le conseguenze per un Paese non possono essere positive. Si dovrebbe collaborare, aprirsi all’altro, aiutarsi, parlarsi, confrontarsi, condividere, criticare costruttivamente e su temi concreti. Attaccare una persona, è evidente, non porta a risolvere il problema concreto.
E’ ovvio, alimentare le passioni fa pensare erroneamente che i problemi vengano risolti nel breve tempo. Ma non è così. Serve tempo e pazienza per vedere dei cambiamenti, soprattutto se la strada seguita per anni è stata indirizzata nella direzione opposta.
Questo ragionamento può essere traslato alla dimensione umana. Se decidiamo di cambiare e lavorare su noi stessi, il cambiamento che vogliamo attuare non avverrà mai nel breve periodo. Occorrono lavoro, sforzo, tenacia e pazienza per vedere dei cambiamenti duraturi in noi. E i problemi del mondo reale seguono la medesima logica, a mio avviso.

Quindi, discordia o collaborazione? Si predilige più la discordia che il confronto e la collaborazione. E’ una generalizzazione, e ne sono consapevole, ma le persone comuni prediligono il litigio e la chiusura di fronte ad un problema piuttosto che calarsi su una posizione di apertura, confronto e di comprensione, sia del problema sia delle ragioni dell’altra persona.
Io, sostituendo per un momento Amleto, scelgo “Collaborazione”. Non è una mia invenzione, ma è chiaro a tutti che solamente dalla collaborazione nasce la felicità, e non dalla discordia. Collaborare significa anche apertura e mettere sé stessi in discussione. Ma ciò richiede un lavoro su noi stessi, che il più delle volte non ci piace farlo poiché preferiamo scegliere la strada più confortevole e che ci fa stare apparentemente più sereni e tranquilli.
Pardon per l’intrusione Shakespeare e Amleto!

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