Collaborazione o
discordia? Questo è il dilemma. Ad osservare lo scenario politico e le
dinamiche quotidiane tra le persone comuni, Amleto farebbe la sua scelta senza
alcun dubbio: discordia!
Partendo dalle
dinamiche politiche si comprende che il comportamento frequente del
politico (sto generalizzando per semplificare il ragionamento) è quella di
strutturare i propri discorsi agendo sulle passioni piuttosto che su un piano
più concreto. Toccare il tasto delle passioni rimane la strada più facile: non
occorrono tesi d’argomentare, non è necessario stimolare l’immaginazione e il
ragionamento; si dà semplicemente libero flusso alle parole e ai pensieri senza
alcun filtro, senza dare spazio alla riflessione e senza alcuna cernita delle
parole che stimolino più il ragionamento piuttosto che i nostri istinti.
Molti politici non
hanno cura delle parole che utilizzano, e non hanno cura di pensare che le
parole usate possono arrivare alle orecchie e nell’animo di un bambino, il
quale non cerca altro che dei riferimenti esterni (virtuosi sarebbe meglio) per
cercare la propria identità.
Il politico predilige
più la discordia che la collaborazione. Così facendo, e i cittadini che
osservano e che votano non comprendono a volte, è naturale che le conseguenze
per un Paese non possono essere positive. Si dovrebbe collaborare, aprirsi
all’altro, aiutarsi, parlarsi, confrontarsi, condividere, criticare costruttivamente
e su temi concreti. Attaccare una persona, è evidente, non porta a risolvere il
problema concreto.
E’ ovvio, alimentare le
passioni fa pensare erroneamente che i problemi vengano risolti nel breve
tempo. Ma non è così. Serve tempo e pazienza per vedere dei cambiamenti,
soprattutto se la strada seguita per anni è stata indirizzata nella direzione
opposta.
Questo ragionamento può
essere traslato alla dimensione umana. Se decidiamo di cambiare e lavorare su
noi stessi, il cambiamento che vogliamo attuare non avverrà mai nel breve
periodo. Occorrono lavoro, sforzo, tenacia e pazienza per vedere dei
cambiamenti duraturi in noi. E i problemi del mondo reale seguono la medesima
logica, a mio avviso.
Quindi, discordia o
collaborazione? Si predilige più la discordia che il confronto e la
collaborazione. E’ una generalizzazione, e ne sono consapevole, ma le persone
comuni prediligono il litigio e la chiusura di fronte ad un problema piuttosto
che calarsi su una posizione di apertura, confronto e di comprensione, sia del
problema sia delle ragioni dell’altra persona.
Io,
sostituendo per un momento Amleto, scelgo “Collaborazione”. Non è una mia
invenzione, ma è chiaro a tutti che solamente dalla collaborazione nasce la felicità,
e non dalla discordia. Collaborare significa anche apertura e mettere sé stessi
in discussione. Ma ciò richiede un lavoro su noi stessi, che il più delle volte
non ci piace farlo poiché preferiamo scegliere la strada più confortevole e che
ci fa stare apparentemente più sereni e tranquilli.
Pardon
per l’intrusione Shakespeare e Amleto!

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