In quasi due mesi di
quarantena ciascuno di noi si è imbattuto di continuo nell'espressione:
“ritorno alla normalità”. Non solo in tv o nei social; tutti noi abbiamo
sentito e pronunciato queste parole, come una preghiera, una speranza (quella
senza ministero) di fronte ad un futuro indecifrabile, pieno di punti
interrogativi.
Ma che cosa si intende
per “ritorno alla normalità”? Cosa significa “normalità”?
Oggi questa parola viene
utilizzata semplicemente per descrivere il ritmo e lo stile generale di vita
che avevamo prima dello spuntare del Covid-19.
Lo status quo antecedente
è diventato quindi un traguardo a cui ri-ambire, la truce conferma del fatto
che si apprezzano le cose soltanto quando ci vengono tolte.
Eppure, timidamente e
forse senza crederci troppo, qualche spericolato ottimista sostiene che questa
pandemia ci cambierà...in meglio. Perché?
La risposta sembra
racchiusa proprio nel concetto personale di “normalità”.
Dovremmo partire da qui,
pensare ad esempio quale sia stato il ruolo dell’essere umano e il suo impatto
in questo Pianeta sino ad oggi e quanto siano stati “normali” i suoi
comportamenti: dal consumo scriteriato delle risorse energetiche alla loro distribuzione
iniqua e ad un livello di inquinamento insostenibile per l’ecosistema e i suoi
abitanti (la cosiddetta biodiversità), inclusi noi.
L'uomo ha saputo generare
guerre di inutile utilità e moltiplicare disuguaglianze, distruzioni e
sofferenza, rispondendo esclusivamente alle mere logiche del mercato.
Questo straordinario
invasore ha stravolto il pianeta che lo ospita plasmandolo a sua immagine e
somiglianza; tuttavia oggi (come già accaduto in passato) il virus scopre tutti
i suoi punti deboli, ricordandogli che in fondo è solo un uomo, mortale,
fragile e precario per definizione. La morte (quella vera, non quella raccontata
dai giornali) di amici e parenti e la perdita di punti di riferimento
consolidati, rendono vivida e dolorosa la ferita provocata da questa pandemia,
che non è altro che la consapevolezza della nostra condizione di precarietà in
questo mondo. Una condizione che ci rende ospiti di passaggio in questo
pianeta, e non padroni o conquistatori.
Lo stile di vita pre
Covid che ci vedeva nella frenetica e compulsiva ricerca di guadagno ed
affermazione a tutti i costi è esattamente la “normalità” a cui vogliamo
ritornare? È quella l'unica strada possibile o vogliamo cogliere la lezione
impartita dalla Natura?
Certi articoli si
scrivono solo se si ha la pancia piena, potrebbe dire qualcuno, argomentando
che non esistono alternative possibili, che ripensare la normalità sia cosa da
radical chic o fannulloni ambientalisti con pochi problemi in testa o con
scarso contatto alla realtà.
Altri, invece, sperano di
cogliere questa surreale occasione per ridisegnare lo stile di vita
fallimentare ed alienante cucito loro addosso. Sono le persone che si
interrogano sul concetto di “normalità” a cui ispirarsi, sono quelli che
riflettono sull'oggetto della loro conquista.

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