giovedì 28 gennaio 2016

"Shoah...quali le domande da pórci? Quali le riflessioni da fare?"

Loretoduepunti, come lo scorso anno, vuole ricordare e celebrare la “Giornata della Memoria”, il 27 Gennaio, giorno nel quale, anno 1945, l’Armata Rossa entrò nel campo di sterminio di Auschwitz. Non vogliamo ‘ricordare’ per semplice retorica, che è quello che accade, invece, in molteplici circostanze durante questo giorno, ma per conoscere ogni volta sempre meglio la Storia, comprenderla a fondo e fare poi una doverosa riflessione.

Ma forse, prima di procedere, è importante ricordare (l’abbiamo fatto lo scorso anno ma premiamo a farlo di nuovo) la differenza di quelle parole che in questo giorno leggiamo e sentiamo più delle altre: “Olocausto” e “Shoah”. “Olocausto” è un termine di origine greca che letteralmente significa “bruciato interamente”, e richiama, nel suo significato originario, un antico sacrificio religioso con il quale la vittima, che era un animale, era arsa sull’altare per essere offerto alla divinità. A partire dalla seconda metà del Novecento il termine viene utilizzato per indicare la persecuzione e lo sterminio sistematici di circa sei milioni di Ebrei, messi in atto dal regime Nazista e dai suoi collaboratori. 
La parola “Olocausto” indica anche la persecuzione di altri gruppi etnici e non, come i Rom, le popolazioni slave (Polacchi, Russi e altri), coloro che avevano determinate idee politiche, un loro credo ideologico, e quelli che erano considerati ‘diversi’, come i Testimoni di Geova, gli omosessuali, i disabili. 

“Shoah”, invece, è il termine giudaico per Olocausto, e in lingua ebraica significa “distruzione”, “catastrofe”. Questo vocabolo è preferito a Olocausto in quanto si ritiene offensivo, dal punto di vista teologico, considerare lo sterminio come un sacrificio fatto ad una divinità.

Riguardo la Shoah, non avendo vissuto personalmente quei momenti e non avendoli toccati con mano, possiamo solo immaginare, aiutati da immagini, testimonianze, film, libri e dalla nostra sensibilità, cosa sia realmente accaduto.
Questo ingombrante passato condito di odio, crudeltà, efferatezza ed indifferenza. La scelta e la decisione incomprensibile e priva di qualsiasi ragione umana dei Nazisti di derubare questi perseguitati, inizialmente della loro libertà, identità (un particolare evidente riguarda le donne che furono rasate completamente a zero privandole della loro femminilità), dignità, e successivamente uccisi fisicamente.
Perché bisogna Ricordare? Tutto questo cosa ci deve insegnare? A distanza di più di 70 anni qual è la corretta riflessione che possiamo e dobbiamo fare oggi e in questo momento storico?

Alla consueta risposta che sentiamo ogni anno “..per non ripetere gli stessi errori” proviamo ad andare più a fondo. Proviamo anche a capire quali sono nella nostra realtà e quotidianità gli errori da evitare e quali i valori importanti da coltivare. Sforziamoci!

2 commenti:

  1. Faccio i miei complimenti per questo intervento.
    C'è una frase che viene pronunciata nel film "Jakob il bugiardo", film del 1999 diretto da Peter Kassovitz
    con Robin Williams e tratto dall'omonimo romanzo di Jurek Becker. Il film è ambientato nel ghetto ebreo della Polonia occupata dai nazisti, e nei confronti del protagonista Jakob viene detto che è "un uomo che ha portato speranza e dignità nel ghetto".
    La frase mi ha colpito e mi è sembrata il segno di un altra maniera di concepire la persona e il partecipare di una comunità, che non è mai lontana e anonima.
    E' una bella maniera di essere al mondo e di dare un senso al proprio cammino...
    Grazie dell'ospitalità

    ANONIMO V

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  2. Intervento molto interessante.
    Premesso che la bibliografia sul tema è infinita, vorrei segnalare un libro che trovo interessante relativamente ad un aspetto cui si fa riferimento nel post. La persecuzione non interessò, come leggo, solo le comunità ebraiche, ma anche zingari, prigionieri sovietici, oppositori politici, disabili e minorati, omosessuali e Testimoni di Geova.
    Olocausto/Olocausti. Lo sterminio e la memoria, a cura di Francesco Soverina (Odradek, 2003), interessante raccolta di saggi e ricerche ispirati alla “unità e pluralità” dello sterminio nazista. A completare il volume le due appendici sulla “geografia dello sterminio” (con cartine geografiche) e sulle “valutazioni numeriche delle vittime”.

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