venerdì 15 marzo 2013

Oscurità amministrativa


In uno dei primi articoli, “Trasparenza amministrativa”, avevamo già iniziato a parlare della questione relativa alla pubblicazione della dichiarazione dei redditi dei consiglieri comunali. La mozione presentata da G.Casali nel consiglio comunale del 18/12/2012 proponeva proprio questo.
Innanzitutto diamo uno sguardo alla legge n.213 del 7 dicembre 2012. Essa obbliga enti locali con più di 15mila abitanti alla disciplina in merito alla pubblicazione online dei redditi e delle proprietà degli eletti e di chi ricopre cariche di governo.
Dal momento che Loreto ne ha poco piú di 12mila, l’obbligo non sussiste.
Ecco il perché della mozione.
Perché solo attraverso una modifica dello Statuto, che richiede una doppia approvazione in Consiglio con la maggioranza dei 2/3, tale adempimento verrà reso obbligatorio.
La prima votazione è quella avvenuta nel giorno della presentazione della mozione.
La seconda sarebbe dovuta avvenire nell’ultimo Consiglio.
Ma cosa è accaduto? Quale imprevisto? Andiamo a vedere.
Il capogruppo della maggioranza P.Baiardelli presenta il regolamento sulla modalità della pubblicazione, approvato dalla riunione dei Capigruppo avvenuta il giorno precedente, dice lui. Riunione di cui non risulta l’avviso nell’Albo Pretorio.
Il Consigliere G.Diodovich, dell’opposizione, si presenta con un nuovo regolamento che vuole discutere. Ma come? Il giorno precedente si erano riuniti i Capigruppo per la discussione, e lui non sapeva niente?
Morale della favola: poiché  siamo all’una di notte di giovedì 28 febbraio la discussione viene rimandata al prossimo Consiglio. Paradossalmente nel voto di rinvio non sono presenti né Tanfani, che fino a un attimo prima si era battuto contro gli ‘sperperi’ dell’Amministrazione, né G.Casali, promotore della mozione.
Viene da sorridere a rileggere tutto questo, ma da sorridere c’è ben poco. Perché occorre una mozione per pubblicare lo stipendio e il patrimonio di un consigliere? Perchè non pubblicarlo, invece, di spontanea volontà una volta eletti?
La persona che, per propria volontà, sceglie di ricoprire ruoli istituzionali ha il dovere di farlo. Non tanto perché lo dice la legge. Quanto perché come amministratore di beni pubblici deve garantire piena trasparenza evitando qualsiasi tipo di confiltto di interesse.
Viene meno la volontà, viene meno il coraggio, o viene meno il desiderio di far capire ai cittadini che la politica significa comunità di tutti?





























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