In uno dei primi articoli, “Trasparenza amministrativa”,
avevamo già iniziato a parlare della questione relativa alla pubblicazione della
dichiarazione dei redditi dei consiglieri comunali. La mozione presentata da
G.Casali nel consiglio comunale del 18/12/2012 proponeva proprio questo.
Innanzitutto diamo uno sguardo alla legge n.213 del 7
dicembre 2012. Essa obbliga enti
locali con più di 15mila abitanti alla disciplina in merito alla pubblicazione
online dei redditi e delle proprietà degli eletti e di chi ricopre cariche di
governo.
Ecco il perché della
mozione.
Perché solo attraverso una
modifica dello Statuto, che richiede una doppia approvazione in Consiglio con
la maggioranza dei 2/3, tale adempimento verrà reso obbligatorio.
La prima votazione è quella
avvenuta nel giorno della presentazione della mozione.
La seconda sarebbe dovuta
avvenire nell’ultimo Consiglio.
Ma cosa è accaduto? Quale
imprevisto? Andiamo a vedere.
Il capogruppo della
maggioranza P.Baiardelli presenta il regolamento sulla modalità della
pubblicazione, approvato dalla riunione dei Capigruppo avvenuta il giorno
precedente, dice lui. Riunione di cui non risulta l’avviso nell’Albo Pretorio.
Il Consigliere G.Diodovich, dell’opposizione,
si presenta con un nuovo regolamento che vuole discutere. Ma come? Il giorno
precedente si erano riuniti i Capigruppo per la discussione, e lui non sapeva
niente?
Morale della favola:
poiché siamo all’una di notte di giovedì
28 febbraio la discussione viene rimandata al prossimo Consiglio.
Paradossalmente nel voto di rinvio non sono presenti né Tanfani, che fino a un
attimo prima si era battuto contro gli ‘sperperi’ dell’Amministrazione, né
G.Casali, promotore della mozione.
Viene da sorridere a
rileggere tutto questo, ma da sorridere c’è ben poco. Perché occorre una
mozione per pubblicare lo stipendio e il patrimonio di un consigliere? Perchè
non pubblicarlo, invece, di spontanea volontà una volta eletti?
La persona che, per propria
volontà, sceglie di ricoprire ruoli istituzionali ha il dovere di farlo. Non
tanto perché lo dice la legge. Quanto perché come amministratore di beni
pubblici deve garantire piena trasparenza evitando qualsiasi tipo di confiltto
di interesse.
Viene meno la volontà, viene meno il coraggio, o viene meno il desiderio di
far capire ai cittadini che la politica significa comunità di tutti?
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