sabato 16 febbraio 2013

La (poco) nota sentenza


Ne hanno già parlato il periodico di informazione dell’amministrazione comunale ed altri giornali come “Il cactus”. Se ne è parlato perfino nella recente lettera di auguri inviata dal Sindaco Nicoletti alle famiglie loretane, seppur in maniera non proprio esaustiva tipo: cari concittadini, nonostante “la nota sentenza”, auguri.
La troviamo nei simpatici spot elettorali di una “Loreto libera” che,
prima di appendere le palle nell’albero di natale, ci scrive tutti i costi dell’amministrazione della sinistra. Poi lo sistema nelle rotatorie, magari con il semaforo sempre rosso. Rosso comunismo.
Infine, è da tempo materia di dibattito per desertici consigli comunali dell’ultima ora.
- Ma quanti di noi realmente sanno che il Comune di Loreto, con la sentenza della Corte di Appello di Ancona n. 307/2010 è stato condannato al pagamento della somma complessiva di Euro 714.853,06 oltre agli interessi e spese processuali?
- Quanti di noi sanno che, lo stesso giorno, il medesimo organo giudiziario, con la sentenza n. 308/2010 condannava il comune di Loreto al pagamento della ulteriore somma pari a Euro 317.944,33?
- Ed infine, quanti di noi conoscono la “nota” sentenza della Corte di Cassazione che, il 18.01.2012, ha confermato definitivamente la prima delle due sentenze citate?
Chi? Cosa? Quando? Innanzitutto come.             
Con un maxi esproprio. Deliberazione del Consiglio Comunale n. 50 del (lontano) 1998: adottato il P.I.P., piano insediamenti produttivi di Via Barca, Loreto.
Per la realizzazione del progetto, il Comune avvia il procedimento di esproprio, notificando alle ditte interessate una indennità provvisoria. Troppo bassa dicono le ditte, che si oppongono.
Saggiamente, il Comune si rivolge alla Commissione Provinciale Espropri di Ancona per ottenere una valutazione adeguata dell’indennità. Risposta dell’organo: 42.000 Lire/mq il prezzo di mercato fissato per tutte le aree nel comprensorio.
Ciò nonostante, il Comune di Loreto, definiva l’indennità di esproprio su un valore notevolmente inferiore a quello predetto, liquidando ai proprietari dei terreni quanto segue 
  -  Lire 216.778.680,00 (Euro 111.956,86) in luogo di una somma pari a Lire 647.052.000,000 (Euro 334.174,47) per la proprietà di 15.406 mq;
 - Lire 103.005.261 (Euro 53.197,00) in luogo di una somma pari a Lire 1.276.506.000 (Euro 659.260,33) per la proprietà di 30.393 mq.
Tale decisione trovava ispirazione (più che fondamento) nell’art. 5bis della legge 359/92, il quale fissava l'indennità di espropriazione di un'area edificatoria nella media tra il valore di mercato e il decuplo del reddito dominicale e con ulteriori decurtazioni, riducendo il compenso per l'esproprio alla metà circa del valore venale. Nel nostro caso, appare evidente, si andava ben al di sotto della metà del valore venale.
I due proprietari, quindi, intraprendevano un percorso giudiziario: in primo luogo, impugnando innanzi al Tar Marche il decreto di esproprio n. 1/2001 con il quale il Comune ha proceduto alla espropriazione per la realizzazione del P.I.P.
Fallito tale tentativo, gli espropriati proponevano ricorso alla Corte di Appello di Ancona ottenendo due schiaccianti vittorie sul Comune di Loreto attraverso le sentenze sopra citate.
Perché.
Nella diagnosi sulle cause della sonora sconfitta subita dall’amministrazione comunale, un occhio politicamente aperto, non può non notare il decisivo peso dell’imprevedibile sentenza della Corte Costituzionale n. 348/2007, la quale, dichiarando l’illegittimità dell’art. 5 bis l. 359/92 per contrasto con l’art. 117 Cost. e disponendo la reviviscenza dei criteri generali di indennizzo pari al valore venale, ha di fatto stravolto le regole del gioco.
In sostanza, nel 2001 l’amministrazione, attraverso una lettura molto elastica della norma abrogata, è andata dritta per la sua strada, creando, va riconosciuto, quella che il Sindaco definisce “un’opera concreta visibile da tutti i cittadini e soprattutto una realtà in cui lavorano centinaia di loretani”.
Tuttavia, non possono passare inosservati alcuni aspetti che fanno dubitare circa la prudenza dimostrata nel procedimento di espropriazione. In primo luogo, l’eccessiva sottostima dei terreni, anche alla luce della norma/furto, fissata ben al di sotto della metà del valore di mercato dichiarato dalla Commissione.
In secondo luogo, l’illogicità e la sproporzione dimostrata, in particolare nella determinazione dell’indennità per la proprietà di 30.393 mq  pari Euro 53.197,00, mentre per quella 2 volte più piccola è stata riconosciuta una indennità 2 volte più grande (Euro 111.956,84 per il terreno di 15.406 mq).
Errori smascherati dalla Corte di Appello che, attraverso le sentenze, ristabilisce valori accettabili dell’indennità di esproprio calcolati sul valore di mercato: Euro 317.944,33 per il terreno più piccolo e Euro 714.853,06 per il grande.  
Orbene, avremmo potuto risparmiare dei soldi pubblici qualora l’indennità offerta fosse stata più elevata?
Avrebbero, a quel punto, i due concittadini proposto comunque il ricorso ottenendo la condanna del Comune a corrispondere una indennità maggiore?
Sembra non esistere una risposta certa.
Di certo, il Comune dovrà ora preoccuparsi di affrontare questa ingente spesa ammontante a circa un milione di Euro, se considerati gli interessi e le spese processuali. Un chiaro segnale di responsabilità politica proviene dalla delibera del 29.09.2010, a seguito della emanazione delle due sentenza della Corte di Appello, dimostrando una seria preoccupazione e l’intenzione di provvedere, nel rispetto del patto di stabilità.
Occorrerà porre particolare attenzione allo sviluppo della vicenda, cercando di capire come e dove l’amministrazione riuscirà a trovare i soldi che deve.
Nel frattempo è quanto meno plausibile aspettarsi un’altra “poco nota” sentenza della Cassazione: la conferma della seconda condanna per capirsi (sentenza della Corte di Appello n. 308/2010).
Pessimismo cosmico? Staremo a vedere.


2 commenti:

  1. Vorrei ringraziarvi per aver pubblicato questo articolo, ma soprattutto per i toni e i modi utilizzati nell'esporre la vicenda legata all'esproprio della zona industriale in Via Barca, i quali contribuiscono a fare chiarezza su una questione amministrativo-legale, che come avete evidenziato anche voi, è molto complessa e non può essere riassunta per slogan. Infatti quando sono stato eletto Sindaco nel 2001, dinnanzi ad una procedura di esproprio già iniziata e a fronte di una sentenza del TAR Marche, che dava ragione all'Amministrazione Comunale, e che impediva quindi qualsiasi ipotesi transattiva, mi sono assunto la responsabilità politico-amministrativa di dare comunque corso all'iter dell'assegnazione dei lotti industriali, con il risultato di avere oggi in quella zona circa 20 aziende che producono e che danno lavoro a più di cento famiglie. Certamente le sentenze della Corte d'Appello del 2010 ci impongono ora di risolvere la questione legata alle indennità di esproprio riconosciute ai proprietari, ma come avete specificato nel vostro commento, tali sentenze, che ribaltano dopo circa 10 anni quanto stabilito dal TAR, trovano fondamento in una modifica della normativa sul calcolo delle indennità di esproprio, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale avvenuta nel 2007. Pertanto io credo che il ruolo di chi amministra è quello di assumersi la responsabilità della scelta, ovviamente compiuta nell'interesse primario della collettività. Collettività che poi ha il diritto dovere di giudicare se tali scelte sono state più o meno lungimiranti, al netto ovviamente della sfera di cristallo, che non è ancora in possesso degli amministratori, ma quantomai necessaria per prevedere le future modifiche normative.
    Apprezzo, e concludo, anche il vostro invito, che spero non rimanga inascoltato, affinché le sedute del Consiglio Comunale siano più frequentate dalla cittadinanza, anche perché è quella la sede in cui si discutono e si danno soluzioni alle vicende amministrative che riguardano tutti i loretani.

    Moreno Pieroni (ex Sindaco di Loreto)

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    1. Siamo noi a ringraziarla per il suo autorevole commento che ci stimola a continuare in questo nuovo percorso.
      Dalle sue parole si coglie una forte attenzione alla delicata questione ed il fatto che lei si assuma la responsabilità politica della vicenda le fa onore.
      Il blog, come avrà già visto nel nostro manifesto, si propone di informare la cittadinanza e stimolarne una maggiore partecipazione e consapevolezza.
      Quest'ultimo aspetto ci consente di valutare ciò che accade nel nostro comune con la massima libertà ed apertura, quella di un normale cittadino.

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